Trekking Ischia: Il sentiero dell’Allume

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Trekking Ischia: Il sentiero dell’Allume

Trekking Ischia - Il Sentiero dell'Allume

Da sempre l’Isola d’Ischia, nell’immaginario collettivo, viene considerata una meta turistica estiva e legata prettamente all’offerta termale e alla balneazione. Invece, Ischia offre anche strapiombi vertiginosi sul mare, colline e promontori con panorami mozzafiato, sentieri che si insinuano lungo il Monte Epomeo e offrono colori e sfumature uniche. Percorsi affascinanti che lasciano scoprire un’isola nascosta, un’isola che farà innamorare gli amanti del Trekking e della natura.

Ci siamo ritrovati con Francesco Mattera (CAI Ischia) e Assunta Calise, due Guide Ambientali Escursionistiche esperte del territorio isolano, che ci hanno accompagnato in quest’escursione lungo il Sentiero dell’Allume.

 

In quest’itinerario abbiamo percorso l’antica via Crateca, denominata dai contadini del luogo “via dei Carri”. Situata nella località Fango del comune di Lacco Ameno (antico borgo agricolo ed in passato sito importante per lo sviluppo del termalismo isolano), ed essendo questa una zona di raccolta naturale ed antropica di fanghi (usati poi nell’industria termale), la “via dei Carri” metteva in comunicazione i luoghi di estrazione dell’allume (Bianchetto e Montecito) con le zone di lavorazione (Piazza del “La Pera” o “Caulare”).

Dal punto di partenza, attraverso un sentiero (oggi per la maggior parte strada carrabile) bordato di rose canine, valeriane, ginestre, mirti, eriche e lentischi,  si arriva fino al campo fumarolico di Monte Cito (220 m). Papiro IschitanoQui i gas sono costituiti per la maggior parte da vapore acqueo, ma sono presenti anche piccole concentrazioni di altri elementi, tra i quali i solfati che danno origine all’alunite, da cui poi si ricava l’allume. Inoltre, nel campo fumarolico è presente una flora caratteristica ed in particolare il cyperus polystachyus (papiro delle fumarole). Specie della famiglia delle cyperaceae, affine alle graminacee; pianta non comune che vive in zone tropicali e subtropicali e in Europa solo nell’Isola d’Ischia, ove si è adattata perché ha trovato un terreno riscaldato dal vapore acqueo delle fumarole, ed  un microclima, quindi, caldo-umido adatto alle sue esigenze di crescita. E’ questo il motivo per cui riesce a sopravvivere anche d’inverno nelle stazioni fumaroliche ischitane dove vive.
La Parracina Il complesso assetto del territorio isolano ha comportato la realizzazione di una capillare rete di collegamenti (sentieri, mulattiere, ripide gradinate), spesso scavati negli strati rocciosi, mentre i terreni coltivati, scanditi dai terrazzamenti, venivano sostenuti da una tipica muratura a secco di contenimento: <strong “>le “parracine”. Sono certamente un gioiello d’abilità tecnica, conoscenza del territorio ed utilizzo dei materiali a disposizione.  Costruite con pietre laviche o tufo verde, senza l’utilizzo di calce in modo da permettere lo scorrimento delle acque pluviali, impediscono così l’allagamento dei terreni.

Proseguiamo sul sentiero percorrendo una di queste mulattiere, “la via dei carri”, che in epoca storica era usata per trasportare l’alunite dalla zona di estrazione a quella di lavorazione e poi al porto di Casamicciola. Il sentiero è ovviamente delimitato dalle tipiche murature a secco (“le parracine”), ottenute con le rocce di tufo verde del Pizzone.
Cantina scavata nel tufo verdeE’ da sottolineare la presenza di una parracina in particolare, vecchia centinaia di anni e, grazie ad una continua e constante manutenzione, conserva la sua antica funzione. Un’altra sosta la facciamo in una in un’antica cantina scavata in un blocco di tufo, che ci ricorda le antiche tradizioni isolane e l’uso sapiente che le persone facevano delle risorse della propria terra. Il sentiero si snoda quindi attraverso un bosco di castagni proseguendo verso valle e raccordandosi col sentiero di collegamento che porta alla zona di lavorazione. Questa deviazione dall’antico sentiero è dovuta al fatto che la zona è stata interessata da numerose frane che hanno determinato l’interruzione della strada con i luoghi di estrazione e la scomparsa di una sorgente ivi presente. L’area tuttavia conserva ancora la morfologia e le testimonianze archeologico-industriali del passato. L’ultimo tratto della strada è su sterrato e porta  alla zona cosiddetta delle “Caulare” (le caldaie) ed è lastricata con la tipica roccia locale (il tufo verde).

La Caulara

Si arriva a questo punto in una zona sub pianeggiante, ricoperta di castagni, dove era sita l’industria di lavorazione dell’allume. Lungo il percorso sono riscontrabili elementi litici che apparentemente sembrano estranei al contesto geologico della zona; rappresentano infatti gli scarti di lavorazione dell’allume. In questa zona sono ancora riscontrabili le vasche di lavorazione dell’alunite: le caulare. Quella meglio conservata ha un diametro di circa 5 metri ed un’altezza di 1 metro. L’itinerario, proseguendo tra i castagneti, si collega ad una stradina carrabile che raggiunge il Piazzale di via S. Barbara, da dove si gode di una bellissima vista dall’alto di Casamicciola, Lacco Ameno  e della terraferma. L’itinerario si conclude con l’arrivo al Maio, antico centro di Casamicciola, da dove è possibile raggiungere le antiche zone termali di Bagni e la Rita.

Dislivello in salita: 500 m
Dislivello in discesa: 500 m
Durata: 3 ore
Difficoltà: E
Sviluppo del percorso: 8,4 km

Acqua: non sono presenti fontane o sorgenti lungo il percorso
Attrezzatura necessaria: scarponi da trekking e indumenti a strati tecnici
Attrezzatura aggiuntiva consigliata: bastoncini da trekking.
Pranzo: colazione al sacco

CONDIZIONI FISICHE: Si richiede buona preparazione fisica e senso di responsabilità a ciascuno dei partecipanti.

Percorso (traversata): Fango (150 m), Monte Cito (220 m), Piazza de La Pera “Caulare” (380 m), Piazza S.Barbara (160 m), Piazza Maio (130 m).

 

 

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